17 August 2026
Il giorno dopo la fine della Festa di Saint-Roch, prima ancora di tirare giù il padiglione e di sistemare tutte le cose, abbiamo ricevuto una bella lettera da Carlo Coronati e abbiao voluto condividerla con tutti...
"Non passa giorno che non senta crescere in me quel senso di appartenenza e gratitudine verso la Vostra comunità. Quella di Emarèse.
Questi villaggi appoggiati su questa costa solatia che guarda la valle diventano di più di una seconda casa, diventano un rifugio, un luogo dell’anima.
Non basta però il sole, non basta la vetta del Bianco, non basta l’aguzza guglia dell’Avic, non basta la piramide del Luseney, o lo sfondo su Aosta; serve l’amicizia, l’incontro, il saluto, la generosità per sentirti parte. Altrimenti si resta sempre torinesi, milanesi, fiorentini, e ancora più giù romani con le nostre seconde case che aprono le finestre 20 giorni l’anno. Si resta persone che vengono ad una festa, ballano, mangiano, si divertono e si interrogano sulla diversità e su come sarebbe bello se…..ma poi non lo farebbero mai.
Ho trovato in voi e in questa comunità montana il senso di una seconda vita, quella che arricchisce e stimola ad affrontare i 70 con allegria, voglia di esserci, conoscere, apprezzare, ricambiare per il poco che posso. Siete pochi ma siete tanto, per un romano che riesce (non sempre) a capire il vostro patois. Ma poco importa quello che sfugge, basta il sorriso e quelle mani forti da stringere, sapienti sulle cose da fare.
Ho trovato in voi e in questa comunità montana il senso di una seconda vita, quella che arricchisce e stimola ad affrontare i 70 con allegria, voglia di esserci, conoscere, apprezzare, ricambiare per il poco che posso. Siete pochi ma siete tanto, per un romano che riesce (non sempre) a capire il vostro patois. Ma poco importa quello che sfugge, basta il sorriso e quelle mani forti da stringere, sapienti sulle cose da fare.
Negli ultimi anni di questi 13 che vivo molto di più qui, da voi, ho fatto la scelta dovuta di non portare con me i soliti amici amanti dell’Appennino e anche delle Alpi. Vengo da solo o con la mia compagna Giulia per apprezzare quell’essere parte attiva di questi luoghi a cui devo molto.
Il nostro piccolo impegno ci dà l’idea di collaborare, stringere nuove amicizie, cogliere la generosità dietro quella vostra riservatezza. Questo è molto. Il di più che serve per capire che fare questi 700 km non è più una distanza, un viaggio lungo, ma il ritrovarsi subito fra amici e continuare quella vita da montanaro un po’ anomalo che faccio anche a Roma con le piccole scelte etiche difficili da praticare in 4 milioni di persone.
Chi ringraziare?
Chi ringraziare?
L’elenco sarebbe lungo e il dimenticare qualcuno ingeneroso. La Pro Loco tutta che è ammirevole per l’impegno, la dedizione e il sacrificio che questa comporta. E anche per aprirsi a chi come me a volte vuole aiutare ma non sa da dove cominciare ad aprire i coperchi bollenti delle costine, delle salsicce, dei wurstel, degli hamburger. Il passo per fare le porzioni di polenta o “seupa de pan” è ancora lontano…
Il vero senso del volontariato che ho imparato a capire.
Il vero senso del volontariato che ho imparato a capire.
Poi ti trovi un giorno senza saperlo una bimbetta che sale le scale che ti chiede “tu sei Carlo?” e tu temi che quella lettera dell’amministrazione comunale, in mano a quella bambina, celi una tassa da pagare.
La apri con l’abituale ansia. Invece nasconde un invito al “pranzo dei saggi”. Meraviglioso! Resto incredulo e la rileggo per crederci davvero di avere questo onore ampliato dal sindaco Lucina che serve a tavola. Da non crederci!
Così come quel bimbetto che un’ora dopo il messaggino arriva con le 6 uova confezionate in contenitore colorato e disegnato. Timido ma rigoroso nel suo impegno.
Poi tante altre cose, piccoli episodi, piccole avventure come i sentieri misteriosi dell’ex miniera, un Babbo Natale senza slitta che parla mezzo scandinavo, il pranzo in piazza del primo maggio. E poi i tanti saluti delle persone che incontri, di cui mi sfuggono spesso i nomi, forse confondo anche i volti ma avverto in loro il senso di una familiarità che ti fa sentire a casa.
Così come quel bimbetto che un’ora dopo il messaggino arriva con le 6 uova confezionate in contenitore colorato e disegnato. Timido ma rigoroso nel suo impegno.
Poi tante altre cose, piccoli episodi, piccole avventure come i sentieri misteriosi dell’ex miniera, un Babbo Natale senza slitta che parla mezzo scandinavo, il pranzo in piazza del primo maggio. E poi i tanti saluti delle persone che incontri, di cui mi sfuggono spesso i nomi, forse confondo anche i volti ma avverto in loro il senso di una familiarità che ti fa sentire a casa.
Alla fine ti domandi ma dove è casa mia?
E qui ritorni a una domanda e a una sola risposta.
Le case non sono le mura ma la vita stessa che si riempie di cose belle."
Carlo Coronati
Grazie Carlo, e grazie a tutti i volontari che rendono possibile ogni anno ripetere quel miracolo che è la nostra festa patronale.
Le case non sono le mura ma la vita stessa che si riempie di cose belle."
Carlo Coronati
Grazie Carlo, e grazie a tutti i volontari che rendono possibile ogni anno ripetere quel miracolo che è la nostra festa patronale.