Anello dei 600 gradini
Un anello che svela alcune delle curiosità del territorio
L’atmosfera:
un anello perfetto che regala molte suggestioni oltre quella di risalire su pendenza del 35% l’acquedotto della Val d’Ayas (scalini). Ma non solo. Il ru d’Arlaz, il mulino della “popputa” strega Caterina e le sue leggende, la grande cascata e per finire il Bec de l’Ouie (Becco dell’Aquila), un monolite di granito che si erge svettante con i tanti sottintesi e sorrisini che suscita…sono le altre attrattive di questo anello molto particolare. Un’escursione a quote non elevate adatta a tutte le stagioni che estende i suoi panorami a molte alte cime ma soprattutto al Mont Avic e alle cime della Val d'Ayas (Dames de Challand) in testa a tutte.
Tutti elementi che concorrono a rendere queste 5 ore piacevolissime ed indimenticabili con stradine e sentieri che richiedono un minimo di attenzione. Ce n’è per tutti!
Il Percorso:
un anello perfetto che regala molte suggestioni oltre quella di risalire su pendenza del 35% l’acquedotto della Val d’Ayas (scalini). Ma non solo. Il ru d’Arlaz, il mulino della “popputa” strega Caterina e le sue leggende, la grande cascata e per finire il Bec de l’Ouie (Becco dell’Aquila), un monolite di granito che si erge svettante con i tanti sottintesi e sorrisini che suscita…sono le altre attrattive di questo anello molto particolare. Un’escursione a quote non elevate adatta a tutte le stagioni che estende i suoi panorami a molte alte cime ma soprattutto al Mont Avic e alle cime della Val d'Ayas (Dames de Challand) in testa a tutte.
Tutti elementi che concorrono a rendere queste 5 ore piacevolissime ed indimenticabili con stradine e sentieri che richiedono un minimo di attenzione. Ce n’è per tutti!
Il Percorso:
Si parte dalla parte bassa della frazione di Emarése (940m) provenendo da Saint-Vincent. Alle prime case vi è un rettilineo con dei dossi e la fermata bus. Prima della grande curva a sinistra, troviamo un ampio parcheggio a destra e da lì partiamo a piedi (segnavia per ciclisti). Da questo punto si distacca una carrabile asfaltata ma noi la abbandoniamo subito per prendere a destra uno stradellino sterrato che discende nella valle e diviene prestissimo un sentiero passando accanto ad un’edicola votiva. Il percorso con alcune svolte perde circa 80 metri e perviene ad una sterrata che noi prendiamo a sinistra.
Qui iniziamo a fiancheggiare il ru d’Arlaz (foto) a tratti a cielo aperto e a tratti intubato. Trattasi di un’opera idraulica risalente al XIV secolo rimessa in sicurezza ed ancora attiva dalla tarda primavera per favorire l’irrigazione di terreni aridi e solatii. Oggi questi stradelli che li fiancheggiano sono un favorevole terreno per ciclisti ed escursionisti alla ricerca di itinerari rilassanti.
Dopo circa 3 km e 1h dalla partenza perveniamo ad una strada asfaltata che proviene da Montjovet. La attraversiamo puntando verso l’alto a quella casetta che è un mulino (foto) ancora saltuariamente attivo. Un misterioso cartello cita la strega Caterina e i suoi sentieri, mentre vicino una statuetta in legno di una donna popputa senza braccia – recente scultura - non sappiamo se tale statuetta si riferisca a Caterina. Al di là di tutto ciò intorno vediamo le opere idrauliche per il dissabbiamento e per favorire l’accesso dell’acqua nella struttura.
Risaliamo alle spalle del mulino e dopo 50 metri deviamo a sinistra per raggiungere subito la strada appena attraversata ed andando a destra raggiungiamo il Col d’Arlaz collegamento con la Val d’Ayas. Deviando a destra raggiungeremmo in poche decine di metri il grande campo per la pratica dello “Tsan” lo sport popolare più diffuso della bassa Valle d’Aosta. Prendiamo invece a sinistra (non l’asfalto) e ci mettiamo su una sterrata che continua a seguire il ru subito dopo una grande vasca.
Vediamo il segnavia 30 che indica “La prise d’eau” che indica che la presa d’acqua è a più di due ore nella media Val d’Ayas. Continuiamo sul tratto pianeggiante col ru alla nostra sinistra per pervenire dopo 10 minuti alla grande cascata, il grande salto che fa il ru che si incanala dopo uno spettacolare caduta di 30 metri.
Proseguiamo per un brevissimo tratto in salita e perveniamo ad una panchina e ad una tabella (foto) che ci ricorda tutte le leggende legate al ru d’Arlaz.
Qui troviamo altre indicazioni di sentieri ma noi proseguiamo per la via principale sentiero 30.
Siamo alti sulla Valle d’Ayas e il nostro panorama si schiude sulle vette gemelle Dames de Challand (Becca di Torché e Becca de Viou) e sul gruppo Crabun/Aquila sulla destra.
Continuiamo per poche decine di metri per pervenire ad un tunnel che sottopassa la grande struttura dell’acquedotto che si impone per il suo slancio verso il cielo e la sua verticalità. Non proseguiamo oltre ma ci immettiamo sulla pista (foto) che corre a fianco alle rotaie e alle grandi tubazioni risalendo sulla sinistra con pendenza del 35% i gradini sporchi di foglie ed erba ma sempre visibili che spingono verso l’azzurro – una sorta di scala santa – per raggiungere quel ponticello che vediamo lassù. Circa 120 metri di dislivello in 20 minuti per raggiungere quell’anelato ponticello in poco meno di 600 gradini da fare con una pausa ogni cento – sia per contarli - se volete - sia per riprendere fiato.
Raggiunto il ponticello, che è il punto più alto del nostro percorso (1180 m - dopo circa un’altra ora dal mulino 2h tot.), usciamo dalle scalette subito dopo il ponticello sulla sinistra con una brevissima rampetta che ci immette sul sentiero che seguiamo verso destra.
Prima pianeggiante poi in lieve discesa raggiungiamo in pochi minuti il punto in cui ci appare il monolite Bec de l’Ouie (Becco dell’Aquila) che si staglia (foto) quasi come gemello di quel grande altro monolite che è il Mont Avic sullo sfondo. Il sentiero si avvicina al becco e lo aggira in un tratto che richiede un minimo di attenzione, fino a pervenire alla sua base. Lo lasciamo alle nostre spalle (foto) con un sentiero che continua a richiedere un minimo di accortezza e in pochi minuti si raggiunge un ometto di pietre che ci indica che siamo pervenuti ad un bivio e al sentiero principale che prendiamo verso destra.
Trattasi di un luogo affascinante di pietre e bosco ai piedi del costone del Mont de Ros che con le sue pietraie offre l’immagine di un luogo da svelare. Brevi saliscendi si alternano in zone fittamente boscate fino a pervenire a dominare dall’alto una pietraia a sinistra (deserto di pietre). Alcuni ometti rendono curioso il percorso che perviene con una salitella ad una croce e ad altri segnavia dove ha inizio il cosiddetto “anello del bosco delle fate” 1h15’ (3h15 tot.). Intercettiamo in questo punto il segnavia 3 nel triangolo che indica il Cammino Balteo che percorriamo per circa 200 metri verso destra.
Procediamo senza incertezza e raggiungiamo, dopo cento metri, una selletta cui segue una discesetta di circa 60 metri per toccare un'evidente sterrata con il segnavia del Cammino Balteo che ci invita ad andare verso destra.
Procediamo senza incertezza e raggiungiamo, dopo cento metri, una selletta cui segue una discesetta di circa 60 metri per toccare un'evidente sterrata con il segnavia del Cammino Balteo che ci invita ad andare verso destra.
Noi trascuriamo questo suggerimento e prendiamo in lieve discesa a sinistra una traccia di stradello discreto fino a pervenire dopo 300 metri ad una evidente curva con cartello di divieto di scarico.
Prendiamo a sinistra trascurando ancora più a sinistra l’altra strada con sbarra e procediamo per alcune centinaia di metri intercettando le paline del sentiero che proviene da Grand Hoel e sale ad Eresaz (“sentiero della lapide” vedi altro itinerario sul sito).
Continuiamo ancora e raggiungiamo in breve un evidente slargo (come fosse un spazio manovra camion) cui segue una breve discesa di 40 metri che va ad intersecare un sentiero caratterizzato da due muretti a secco (prestare bene attenzione non ci sono segnavia ma un ometto a sinistra).
Questo è il nostro sentiero che va preso verso sinistra in discesa (0h45’) Tot. 4h.
Si discende senza incertezza di percorso in discesa, anche in assenza di segnavia, pervenendo dopo 25 minuti ad una strada sterrata in località Champeille da Piana (foto) dove ci accoglie un’edicola votiva, un fungo in legno e una panchina oltre un’area recintata di lavori in corso.
Siamo sulla strada dove abbiamo cominciato l’itinerario e quindi andiamo a destra per circa 1500 metri per raggiungere le prime case di Emarése (930 m, ore 5)
Testo di Carlo Coronati
Foto di Patrizia Brescia
Foto di Patrizia Brescia
Posizione e contatti
| Prénom | Description |
|---|---|
| Titre | Anello dei 600 gradini |
| Point de départ | Parcheggio frazione Emarese |
| Point d'arrivée | Parcheggio frazione Emarese |
| Temps de Voyage | 5 h |
| Degré de difficulté | E+ (Escursionistico) - lievi difficoltà |
| Niveau différence | 300 D+ |
| Période recommandée | tutto l'anno - in inverno possibili tratti innevati |
| Caractéristiques | Anello ricco di curiosità |
| Modalità di accesso | Il punto di partenza è raggiungibile in auto, il percorso non è adatto a biciclette e carrozzine |